
Geocareers: Chi sei e qual è il tuo ruolo professionale?
Edoardo: Sono Edoardo Savi e sono Environmental Specialist per Nexta Capital.
G: Che cosa fa un Environmental Specialist?
E: Ci sono due fasi principali nel quale agisce un Environmental Specialist: c'è la fase di origination dove viene sviluppata e viene fatta la fattibilità del progetto rinnovabile, mentre nella seconda parte l'Environmental Specialist è quello che verifica e supporta tutte le fasi di progettazione che viene demandata all'esterno, con un progettista dedicato per ogni progetto. È necessario quindi verificare tutta la documentazione che il progettista fornisce, per vedere se ha rispettato le specifiche che noi abbiamo richiesto, e soprattutto supportare poi quello che sarà il manager di progetto in relazione a tutta la fase di permessi all'interno delle valutazioni d'impatto ambientali e delle autorizzazioni uniche per poi ottenere il permesso a costruire l'impianto.
G: Quali reputi siano state le tue qualifiche ed esperienze pregresse più importanti per ottenere questo lavoro?
E: Sicuramente lo studio delle Scienze della Terra ti dà una visione e una sensibilità verso le tematiche ambientali, soprattutto quelle inerenti a rischio idrogeologico, molto elevate. Durante la mia esperienza universitaria ho avuto modo di poter fare un lavoro di tesi con Eni e questo mi ha dato la possibilità comunque di interessarmi sia a gli ambiti della transizione energetica sia soprattutto entrare a contatto con il mondo del lavoro in una multinazionale.
G: Quali altre competenze o caratteristiche sono importanti nel tuo lavoro?
E: Tra le competenze che deve avere un buon Environmental Specialist aggiungerei la capacità di utilizzare gli strumenti GIS, lo strumento con il quale si può andare ad indagare territorio sotto tutti gli aspetti di vista, sia gli aspetti diciamo vincolistici sia gli aspetti appunto di studio e individuazione delle tematiche rilevanti di natura ambientale e di natura geologica e poi soprattutto serve per poter indirizzare il site survey in maniera efficiente.
G: Per quale tipologia di azienda/ente lavori?
E: Io lavoro per Nexta Capital che è una società che si occupa dello sviluppo, della costruzione e della gestione di impianti a fonti rinnovabili; significa che noi dobbiamo valutare le pre-fattibilità e sviluppare impianti a fonti rinnovabili che possono essere di vastissima tipologia: partiamo dagli impianti a fonte solare, quindi fotovoltaico e l'agrivoltaico, impianti eolici, impianti eolici offshore e infine anche il biometano.
G: In quale altro tipo di azienda/ente potrebbe lavorare un Environmental Specialist?
E: In quali altre aziende può lavorare un Environmental Specialist? In tutte le aziende che prevedono una parte di progettazione che riguarda la progettazione ambientale.
G: Cosa ti piace del tuo lavoro?
E: La grande diversità di tipi di progetti che affrontiamo. Scansioniamo in lungo e largo tutta l'Italia e non solo, anche Spagna, Portogallo e Grecia, per andare a individuare quelli che sono i siti più d'interesse. Questo significa naturalmente interessarsi di tutto quello che è l'ambiente biologico che c'è sul territorio, andando a conoscere e comprendere quali sono le sue criticità e soprattutto quali sono i suoi caratteriri del paesaggio perché, alla fine, uno dei criteri che poi stabilisce se il progetto può andare avanti o meno è soprattutto la sua sostenibilità ambientale e il suo inserimento corretto all'interno del paesaggio.
Questo ti permette di poter anche conoscere gli elementi rilevanti, culturali di un paesaggio. Questo lo trovo molto interessante, perché si riesce a conoscere avere una visione completa olistica del problema e dell'ambiente e questa è sicuramente la parte che mi piace di più.
G: Quali sono le sfide più difficili del tuo lavoro?
E: Riguardano soprattutto la parte di permitting, quindi tutto quello che riguarda il contatto con l'autorità per ottenimento delle autorizzazioni e dei permessi a costruire. È un delicato gioco quasi di scacchi che bisogna fare con le autorità e, ad ogni modo, bisogna valutare sempre quali sono tutti gli impatti in essere e questo naturalmente richiede una grossa precisione. Non bisogna lasciare niente indietro e soprattutto bisogna giocare un ruolo un pochino politico; questo significa certe volte fai dei "sacrifici", con l'obiettivo poi di venire incontro alle richieste delle autorità, dei comuni o anche dei singoli cittadini.
G: Il tuo lavoro prevede trasferte frequenti? Se sì, dove?
E: Sì, il mio lavoro prevede delle trasferte. Non sono molto frequenti ma di solito vengono organizzate quando ci sono un gruppo di progetti tutti nella stessa località, da andare ad analizzare e a vedere.
Solitamente le trasferte sono quasi tutte localizzate nel sud Italia perché molti dei progetti fotovoltaici ed eolici vengono sviluppati lì per ovvi motivi, ovviamente la risorsa è più presente in quelle zone d'Italia.
Questo significa quindi conoscere il contesto ambientale, essere sostenibili, quindi rispondere ai criteri ASG, quindi sia criteri ambientali sia criteri di governance, in questo caso sono quelli aziendali, sia soprattutto criteri sociali. Quindi coinvolgere attori sia istituzionali ma anche privati, locali, permette uno sviluppo migliore.
G: Quali opportunità di ulteriore sviluppo di competenze ci sono nel tuo lavoro?
E: Sicuramente lo sviluppo dell'agrivoltaico. Si sta passando da un'idea di un fotovoltaico tradizionale, quindi semplicemente di un campo ricoperto di pannelli, a un campo agricolo dove possono coesistere in maniera armoniosa sia la produzione di energia elettrica sia la coltivazione. Questa naturalmente dà molti benefici, sia dal punto di vista della componente suolo, perché il suolo non si degrada, non perde la sua materia organica e soprattutto mantiene intatte le sue caratteristiche, diciamo così, geotecniche, idrogeologiche, capacità di infiltrazione, capacità di produrre ancora sostentamento.
La seconda naturalmente è l'eolico offshore. L'eolico offshore richiede una grande sfida ingegneristica e sicuramente il geologo ha un ruolo fondamentale, in quanto molto spesso il tipo di analisi che bisogna fare richiedono delle competenze di sismica, sia superficiale sia profonda, conoscenza di geomorfologia marina, conoscenza di quali sono i fenomeni, i tipi di sedimenti che si possono accumulare in zone di piattaforma e di scarpata, andare a identificare quelli che possono essere i rischi geomorfologici che sono in atto sulla piattaforma. Questo risulta di fondamentale importanza per una corretta progettazione di un impianto eolico offshore.
G: Se potessi tornare indietro, che tipo di consigli, o formazione aggiuntiva, ti piacerebbe aver avuto prima di iniziare la tua carriera lavorativa?
E: Non di natura tecnica ma quanto più di natura di conoscenze di quello che è la norma e soprattutto l'interfaccia con gli attori istituzionali all'interno del nostro paese. Questo perché, da quello che ho potuto vedere, la conoscenza della normativa ambientale ma anche quella di terre e rocce da scavo, tematiche a cui il geologo entra a pieno titolo come attore indipendente o comunque di rilievo, molto spesso all'interno dell'università un è po' carente.
G: Illustraci un progetto particolarmente significativo su cui stai operando.
E: Vi mostro un progetto su cui recentemente abbiamo curato il miglioramento ambientale, un progetto fotovoltaico in assetto tradizionale che non teneva conto del reticolo idrografico all'interno dell'impianto.
Naturalmente quando questo progetto è andato in autorizzazione, l'autorità di bacino ci ha fatto presente che non era compatibile con i requisiti di piano d'assetto dell'area. Abbiamo quindi cambiato quello che era il progetto originale, abbiamo suggerito al progettista delle migliorie per renderlo più sostenibile e soprattutto avere un esito positivo per i successivi incontri con le autorità di bacino.
Quindi l'impianto è stato variato in assetto AGRO PV, significa che è garantita la coltivazione e soprattutto l'operatività di mezzi agricoli all'interno dell'impianto, sia nella parte inter fila sia sotto il pannello. Significa che il pannello è elevato al suolo e il tip finale è di due metri e dieci, quindi permette la continuazione dell'attività agricola sotto e permette al sole all'acqua di poter comunque arrivare al suolo e continuare l'attività agricola al di sotto. In secondo luogo abbiamo rimosso una parte di pannelli per poter permettere al reticolo idrografico di essere libero di potersi sviluppare e soprattutto anche di drenare l'acqua, quindi non perdere nelle proprie caratteristiche di drenaggio e infiltrazione. Naturalmente questo poteva portare delle problematiche all'impianto stesso, in quanto il reticolo poteva muoversi o andare a erodere certe porzioni di impianto.
Questo impianto è in Basilicata su un terreno con caratteristiche geotecniche abbastanza scarse. Quindi abbiamo previsto, abbiamo progettato queste strutture che sono delle palizzate vive, attraverso delle tecniche di ingegneria naturalistica, che permettono attraverso l'infissione di pali nel terreno, pali di legno, di aumentare le caratteristiche geotecniche del terreno. Quindi significa che la spinta laterale del terreno viene compensata dalla giunta di queste palizzate senza naturalmente questo influire sulle caratteristiche idrogeologiche dell'area.